This is a space for free thoughts. I write what I think, what I see, and what I feel. Freestyle ideas that hit me while I’m in the subway, arguing with colleagues, showering, or sprinting through the countryside at 4:40 per kilometer (releasing more endorphins than a Colombian narcotics distillery).

I try to be polite even if my humor is politically incorrect. These are my ideas and opinion. You can read them. You might like them. You might hate them. You can approve them. Or not.

Frankly, I don’t give a damn (Gone with the Wind, citation mandatory).

P.S. For semantic reasons I write the Blog in Italian.

Giuseppe Palermo Giuseppe Palermo

Quando la RAI tappava le orecchie

C'è un paese, il nostro, che ha sempre avuto un rapporto difficile con le canzoni che dicono troppo. Non tanto con la verità in sé, quanto con quella che si infila in una melodia e arriva ovunque: nelle case, per strada, alla radio. È la storia, spesso dimenticata, della censura musicale italiana: una vicenda fatta di testi corretti, versi tagliati e funzionari spaventati da parole considerate scomode o provocatorie. Una storia in cui la Chiesa, talvolta, comprendeva il significato delle canzoni meglio dello Stato, mentre lo Stato finiva spesso per capirle. Per decenni si è cercato di fermare certe idee eliminando qualche strofa o cambiando qualche parola, senza accorgersi che quelle canzoni, ormai, avevano già trovato la loro strada e conquistato il pubblico.

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