This is a space for free thoughts. I write what I think, what I see, and what I feel. Freestyle ideas that hit me while I’m in the subway, arguing with colleagues, showering, or sprinting through the countryside at 4:40 per kilometer (releasing more endorphins than a Colombian narcotics distillery).
I try to be polite even if my humor is politically incorrect. These are my ideas and opinion. You can read them. You might like them. You might hate them. You can approve them. Or not.
Frankly, I don’t give a damn (Gone with the Wind, citation mandatory).
P.S. For semantic reasons I write the Blog in Italian.
Art of Noise: quando il rumore diventò arte
Avevo circa quattordici anni quando iniziai a frequentare un negozio di dischi della mia città con pochi soldi in tasca e tante idee in testa. Onestamente mi sentivo un esploratore: ogni copertina era una mappa, ogni suono una scoperta. Erano anni in cui la musica online non esisteva, un CD costava 39 mila lire e gran parte del divertimento stava nello sfogliare le copertine e ascoltare quello che passavano in negozio. Ogni tanto mi facevo coraggio e chiedevo: “Scusi, me lo fa ascoltare per favore?”. Probabilmente perché mossi da compassione, il più delle volte mi accontentavano. Mi mettevo in testa quelle grosse cuffie e sparivo.
Lì dentro ascoltai per la prima volta quei suoni campionati ed in particolare un brano di quasi dieci minuti di atmosfera, senza una vera voce guida, costruiti su un mosaico di campionamenti che si rincorrevano, si sovrapponevano, si trasformavano continuamente. Non sembrava una canzone nel senso tradizionale del termine: era più simile a un paesaggio sonoro in costante movimento. Che accidenti stavo ascoltando?

