This is a space for free thoughts. I write what I think, what I see, and what I feel. Freestyle ideas that hit me while I’m in the subway, arguing with colleagues, showering, or sprinting through the countryside at 4:40 per kilometer (releasing more endorphins than a Colombian narcotics distillery).

I try to be polite even if my humor is politically incorrect. These are my ideas and opinion. You can read them. You might like them. You might hate them. You can approve them. Or not.

Frankly, I don’t give a damn (Gone with the Wind, citation mandatory).

P.S. For semantic reasons I write the Blog in Italian.

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Art of Noise: quando il rumore diventò arte

Avevo circa quattordici anni quando iniziai a frequentare un negozio di dischi della mia città con pochi soldi in tasca e tante idee in testa. Onestamente mi sentivo un esploratore: ogni copertina era una mappa, ogni suono una scoperta. Erano anni in cui la musica online non esisteva, un CD costava 39 mila lire e gran parte del divertimento stava nello sfogliare le copertine e ascoltare quello che passavano in negozio. Ogni tanto mi facevo coraggio e chiedevo: “Scusi, me lo fa ascoltare per favore?”. Probabilmente perché mossi da compassione, il più delle volte mi accontentavano. Mi mettevo in testa quelle grosse cuffie e sparivo.

Lì dentro ascoltai per la prima volta quei suoni campionati ed in particolare un brano di quasi dieci minuti di atmosfera, senza una vera voce guida, costruiti su un mosaico di campionamenti che si rincorrevano, si sovrapponevano, si trasformavano continuamente. Non sembrava una canzone nel senso tradizionale del termine: era più simile a un paesaggio sonoro in costante movimento. Che accidenti stavo ascoltando?

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“Here’s to You”: quando la musica diventa memoria viva

Certe volte una canzone sembra proprio non voler essere dimenticata: arriva in punta di piedi, si fa spazio dentro di noi e rimane molto più a lungo di quanto ci saremmo aspettati. Forse perché, consciamente o inconsciamente, intuiamo o immaginiamo in lei un significato molto più profondo rispetto a quello che le nostre orecchie hanno “semplicemente” ascoltato.

“Here’s to You”, firmata dal Maestro Ennio Morricone e dalla Regina del folk Joan Baez, appartiene a questa rara categoria.

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Bruegel e Orwell al tavolo della verità: manuale semiserio del XX secolo

La pittura fiamminga del Cinquecento, diciamolo senza troppi giri di parole, è una di quelle cose che oggi riduciamo a due immagini da poster da appendere sopra il divano: il Ritratto dei coniugi Arnolfini (Jan van Eyck - 1434) e La ragazza col turbante (Johannes Vermeer - 1665) come se tutto il resto in mezzo non fosse mai esistito.

Stop. That’s it!

È un po’ come quando tutti si ricordano Light My Fire dei Doors (pezzo bellissimo per carità) e poi nessuno si fila The End o The W.A.S.P (Texas Radio and the Big Beat) che valgono due volte tanto. Ecco: con i fiamminghi succede la stessa cosa. Ci fermiamo al singolo da classifica e ignoriamo l’album intero.

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