This is a space for free thoughts. I write what I think, what I see, and what I feel. Freestyle ideas that hit me while I’m in the subway, arguing with colleagues, showering, or sprinting through the countryside at 4:40 per kilometer (releasing more endorphins than a Colombian narcotics distillery).

I try to be polite even if my humor is politically incorrect. These are my ideas and opinion. You can read them. You might like them. You might hate them. You can approve them. Or not.

Frankly, I don’t give a damn (Gone with the Wind, citation mandatory).

P.S. For semantic reasons I write the Blog in Italian.

Giuseppe Palermo Giuseppe Palermo

La notte e quello che resta sotto

Ci sono notti in cui il silenzio dovrebbe bastarmi, altro che andare in giro.
Il problema è che nella mia testa il silenzio non arriva mai: si accumula, si incrina, si moltiplica fino a diventare qualcosa di più rumoroso del rumore stesso.

Mi scende nelle gambe, poi risale di colpo, mi si pianta dietro la fronte.

L’orologio dice che è tardi.

Non dovrei uscire.

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Giuseppe Palermo Giuseppe Palermo

Se c’è la vita com’è? Cos’è? (storia di Vincenzina e la Fabbrica)

Immagina Vincenzina. sì… ma immagina e ascolta me. 

Perché io sono La Fabbrica. 

Eh già, non proprio una bellezza, lo so… ma qualcuno dovrà pur raccontarla ‘sta storia, no? 

Bene: “Sta sù de dòss e molla giò che continui”.

Non è un nome a caso, Vincenzina. 

Ne ho viste passare tante con quel nome lì o simile: Antonietta, Maria, Rosa, Addolorata, Teresa, Giuseppina, Francesca… tutte uguali anche se tutte diverse. 

Piccole, piegate fin dalla nascita e con la stessa ombra attaccata alle scarpe. 

E i sogni, eh… quelli si che pesano… più della dote cucito dalla mamma e poi conservato nel baule quando le figlie erano ancora un pensiero.

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Metro delle 7.30: sonno, smartphone e piccole collisioni umane

Alle 7.30 la metropolitana non è un mezzo di trasporto: è un acquario umano di sonnolenza e speranze stropicciate. Le porte si aprono con il rumore secco di una macchina che non ha tempo da perdere: un colpo di ingranaggi, un soffio d’aria compressa e il mondo dalla banchina entra nel vagone senza chiedere permesso. La città chiama scandendo il ritmo di ogni passo: TIC–TAC–TIC–TAC…La chiusura delle porte è una morbida ghigliottina: ZAAC!Un colpo secco metà acciaio e metà capriccio come se il treno dicesse: “ Adesso basta esitare, Sali! Io VRRRRRRR mi faccio inghiottire GNAM! Partiamo.

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