This is a space for free thoughts. I write what I think, what I see, and what I feel. Freestyle ideas that hit me while I’m in the subway, arguing with colleagues, showering, or sprinting through the countryside at 4:40 per kilometer (releasing more endorphins than a Colombian narcotics distillery).
I try to be polite even if my humor is politically incorrect. These are my ideas and opinion. You can read them. You might like them. You might hate them. You can approve them. Or not.
Frankly, I don’t give a damn (Gone with the Wind, citation mandatory).
P.S. For semantic reasons I write the Blog in Italian.
Between Two Points: il viaggio da Manchester a casa Gilmour
Chi mi segue lo sa. Davanti a qualsiasi aneddoto, disco, memorabilia o bizzarria legata ai Pink Floyd io vado in visibilio.
Per questo, anche a costo di attirarmi le prevedibili ire di zio Roger Waters, confesso senza troppi sensi di colpa che Luck and Strange, l’ultimo album firmato da David Gilmour mi piace. Ecco, l'ho detto. Vedo già comparire torce, forconi e prime edizioni di The Wall sollevate in segno di protesta.
Gran parte del merito è di Between Two Points, interpretata insieme alla figlia Romany: sonorità morbide e sospese, come certe albe che non sai se stiano nascendo o scomparendo.
Il diamante pazzo dei Pink Floyd, tra genio, follia e amicizia
C'è una canzone che dura ventisei minuti e che, in ventisei minuti, dice più cose sulla malinconia, sulla genialità sprecata e sull'amicizia che sopravvive alla rovina di un amico di quante ne dicano cento romanzi. Si chiama “Shine On You Crazy Diamond”. La firmano i Pink Floyd. E se dovessi scegliere un solo brano per spiegare a un alieno appena atterrato sulla terra che cos'è la nostalgia, quella feroce, quella che non smette mai di fare male, sceglierei questo senza pensarci due volte.
Pink Floyd: Live at Pompeii ovvero quando la musica imparò a resistere al silenzio
Tra i miei mille e non più mille amori c’è la musica. Non quella “usa e getta” che oggi infesta le radio come plastica negli oceani. Parlo della musica che ha plasmato generazioni, che s’è infilata nella storia e nelle nostre vite, consapevolmente e no. I Pink Floyd, per me, non sono una passione: sono una dipendenza antica simile ad un mantra religioso. Li ascolto e riascolto cercando ogni sfumatura che sicuramente, la volta prima, mi era sfuggita. Ogni loro album è “Storia” senza bisogno di didascalie e sottotitoli perché ogni loro album rappresenta qualcosa.

